14 gennaio 2016

a song that will help you remember to forget

non ho ancora tirato le somme del 2015; è un post che dovrei scrivere ma che continuo a rimandare. la verità è che per tirare le somme serve molta lucidità, capacità di sintesi e di autoanalisi ed una discreta voglia di passare al vaglio, mese dopo mese, l'anno appena trascorso.
ultimamente sono manchevole di tutti e tre gli elementi sopracitati, tuttavia proverò ad abbozzare una valutazione sommaria, sperando di ritrovare presto un ultimo baluardo di sanità mentale.
il 2015 è stato un anno incostante ed imprevedibile. coltivavo delle ambizioni su quest'anno, ambizioni che fino ad un certo punto sono state appagate; finché ero a torino, la mia vita aveva ripreso a scorrere su dei binari ben oliati. stavo ricostruendo, tassello dopo tassello, una genuina spontaneità, una nuova routine ed una discreta vitalità. ho peccato di hybris, come spesso mi capita, ed ho pensato di essere nuovamente intatta, nuovamente intangibile. il mio fallimento è stato lampante dopo appena un paio di settimane. l'espiazione del fallimento avviene esclusivamente vivendolo, fino in fondo, e così ho fatto. mi sento di nuovo punto e accapo. nuovamente fragile, nuovamente instabile. non è che pretenda l'indistruttibilità, ma quantomeno una buona assicurazione.
nel 2015 sono stata bene. ho conosciuto delle persone molto belle e perso delle persone meno belle -o forse altrettanto belle ma semplicemente incomprensibili. inoltre, ho ri-conosciuto, quasi da zero, persone che conoscevo già e sono stata contenta di scoprire quante sfaccettature una persona possa possedere. ho imparato un sacco di cose e ne ho re-imparate altre che avevo dimenticato o sepolto da qualche parte in qualche anfratto del mio corpo. ho acquisito ulteriore consapevolezza della mia giovinezza perduta e della mia compromessa sanità mentale. ho pensato autenticamente che esiste qualcosa peggiore della morte. per la prima volta tornare a modica non è stato un trauma. ho fatto delle cose stupide e delle cose molto stupide. ho cercato anche di fare delle cose intelligenti, ma con scarsi risultati. ho cercato di trascendere i miei limiti, sbattendo contro il soffitto dell'impossibilità. ne è venuto fuori un bernoccolo piuttosto grosso che forse non guarirà. mi sono messa in gioco non avendone le capacità e certe volte ho perso, altre ho pareggiato. forse ho addirittura vinto in un paio di occasioni, ma non ne sono sicura e quindi taccio. mi sono sentita spesso peggiore dell'intero genere umano e non credo che parlarne al passato sia corretto. ho visto dei nuovi luoghi senza provare la benché minima curiosità di esplorarli. non sono uscita di casa a volte per pigrizia e a volte per terrore. ho capito che se non posso essere pagata per scrivere di filosofia della mente, allora vorrei essere pagata per guardare serie tv e film. ho seriamente riconsiderato la mia posizione circa la mia razionalità. sono dispiaciuta di essere stata costretta a farlo da circostanze contingenti.
cosa mi aspetto da questo 2016?
di essere in grado di sorprendermi ancora, come ho fatto stasera, gettando distrattamente uno sguardo fuori dalla finestra per poi correre ad aprirla, cercando di afferrare la neve; di ritrovare la razionalità perduta, ma soprattutto un briciolo di incoscienza; di sorridere spesso, anche senza motivo; di trovare la forza di uscire di casa almeno tre volte a settimana. di non considerarmi un totale disastro se i miei progetti dovessero miseramente fallire; di essere più indulgente con me stessa; e, infine, di amare meglio e soprattutto di essere in grado di dimostrarlo.

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