6 luglio 2015

mosaici

all'inizio a torino era tutto luminoso, tutto brillante. ogni giornata era talmente bella da risultare patinata, ogni momento aveva una sfumatura di euforia e di novità. se guardo le foto di quel periodo quasi non mi riconosco. sorridevo un sacco, ed anche se non sorridevo non avevo mai un'espressione scazzata o annoiata o sarcastica. tutto sembrava autentico. sera dopo sera, bicchiere dopo bicchiere, racconto dopo racconto. dare un pezzo di te e riceverne un altro, mischiare i tasselli, comporre nuovi mosaici, sempre più ricchi, sempre più elaborati, sempre più fitti. quella routine che routine ancora non era, quella sensazione di conoscere nuovi scenari ma come se si fossero sempre un po' vissuti, la bellezza del sentirsi totalmente compresi, di non risultare mai patetici, la libertà nell'esprimere le proprie paure, il sollievo di vederle sparire, le conversazioni improbabili in nottate ancora più improbabili, i bigliettini sotto le porte, le cartoline a sorpresa, i pranzi improvvisati, la pasta delle quattro del mattino pomodoro e wurstel come costante, la canna della buonanotte ed il caffè del buongiorno, studiare ed essere curiosa di scoprire cosa si nasconde nella pagina successiva, i grandi interrogativi mai davvero sondati, soprattutto mai davvero risolti, ma discussi in ogni lingua e in ogni modo, viaggi nel cofano, viaggi alticci poco raccomandati, serate  trascorse a finire bottiglie di martini e giocare a carte, le dame alcoliche appena abbozzate e le confessioni da rum scadente del discount, mettere musica opinabile e ballare in camera come se fossimo le uniche rimaste sulla faccia della terra, bagni in piscine gonfiabili, presunti incontri romantici rovinati, conoscere gente e parlarci per tutta la notte, andare a sentire i powerfrancers e divertirsi anche, manifestazioni realmente sentite, rivoluzionarie per un'oretta o poco più, le pause sigaretta infinite, le pause caffè che diventavano un vieni a cena da me, il mondo degli adulti ancora lontano, l'innocenza dei vent'anni e la malizia dei ventidue, imbucarsi a feste a caso, guardare foto il giorno dopo e chiedersi quando sono state scattate, ridere un sacco, ridere fino a perdere l'aria, ridere fino ad avere i crampi, fino a dimenticarsi perché si stesse ridendo.
cosa ci è successo di così inevitabile da non poter essere aggiustato? esattamente da quanto tempo percorriamo strade diverse?
dimmelo tu, perché io non riesco più a trovare dei pezzi per ricominciare ad abbozzare un mosaico.

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