24 giugno 2015

my fingers in creases of distant dark places

prima che il mio stato d'animo venga frainteso, direi che avrei voglia di sentirmi melancolica ma non triste, reale ma senza bordi, che colorare bene non mi è mai piaciuto, che stare dentro le linee mi ha sempre fatto schifo, che io non so colorare ma a disegnare pokémon da piccola spaccavo un sacco, che avrei bisogno di una intro-scopia che non sono in grado di fare, che non riesco a sfondare questa dannata superficie dura come il metallo fatta di calma apparente, serenità, imperturbabilità e atarassia e mi chiedo se davvero per romperla serva uno scalpello bello appuntito fatto di parole non dette, dubbi, incertezze e paranoie invece di questo ridicolo puntello fatto di un malessere generalizzato senza velleità di estrinsecazione. il punto è che ancora una volta a me restare nei bordi fa schifo, ma non posso farne a meno, perché è più facile sorridere e convincersi che tutto vada bene così, che è tutto a posto e che la tua superficie patinata sia brillante, intatta e lucente piuttosto che afferrare quello dannato scalpello e conficcarselo in fronte.

che ve lo dico a fare che pandora, dopo aver aperto il famoso vaso, ebbe appagato la sua curiosità ma sprofondò altresì nei sensi di colpa.

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