27 maggio 2015

dialoghi annuali

oggi ho parlato con un amico che non vedevo da un anno. il nostro è un rapporto annuale, ci vediamo una volta all'anno, non una di più, non una di meno. se capita di vedersi due volte è assolutamente per caso e di solito, la seconda volta, non è mai intensa come la prima. siamo due persone da prendersi a piccole dosi, probabilmente.
questa volta, tuttavia, mi ha lasciato addosso un po' di amarezza.
mi ha guardato dritta negli occhi e mi ha detto: "sono stanco di pensare, penso troppo da troppo tempo." ha sorriso, a metà tra l'imbarazzato e l'esausto. "ho l'impressione di aver vissuto ottant'anni e non ventiquattro. ho provato tutto ciò che potevo provare, la mia gamma emotiva è completa."
ho bevuto l'ultimo sorso di caffè, ho posato la tazzina e gli ho chiesto: "quindi pensi di non poter più stupirti di nessuna emozione?"
"esatto." mi ha risposto asciutto.
"e gli altri? dove li metti?"
"gli altri?"
"sì, gli altri. non pensi che le persone possano stupirti?"
"no, io le persone le osservo e le ascolto. è un po' come se mi avessero già dato tutto quello che potevano darmi prima ancora di farlo."
ho acceso una sigaretta e ho sospirato. "pecchi di presunzione ma fattelo di': che vita di merda che fai."


(comunque sia detto, dovessi perdere la mia capacità di stupirmi, mi ammazzerei seduta stante)

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