è il primo gennaio duemilaquattordici.
non sono pronta ad affrontare un altro anno, altri anni, il solito blando susseguirsi di giorni, di mesi, di stagioni. vorrei poter raggomitolarmi sotto una coperta senza curarmi del tempo che passa. vorrei star là senza preoccuparmi di che ore siano. ogni tanto è come se perdessi ogni slancio vitale, ogni qualsivoglia istinto di sopravvivenza. vorrei accasciarmi in un angolo e tanto basta.
parlare al telefono con i miei genitori diventa ogni giorno più deprimente.
oggi era il compleanno di nonna, primo gennaio del millenovecentoventidue. e lei non c'è. oggi compirebbe novantadue anni, tondi tondi. e invece.
sono stanca di pensare, di concentrarmi, di sforzarmi, di progettare, di posizionare tutte le pedine che mi servono per potermi concedere un futuro dignitoso, tanto per adesso non me ne frega nulla del mio futuro. non voglio più. altri fallimenti non potrei concepirli. non tentare significa fallire in partenza, ma un grandissimo sticazzi ce sta.
no.
perché non vivo in un film della nouvelle vague io ancora me lo chiedo.
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