20 settembre 2012

sentimentalismo aggratis.

oggi sull'autobus una signora sulla quarantina inveiva in dialetto meridionale. non ho capito il significato di tutte le parole, ma ho colto il succo: urlava contro un'immaginaria ragazzina di dodici anni "con le tettone grosse così che prima si fotte mio padre e poi si fotte anche il tuo, col cellulare che costa un sacco che dev'essere bianco altrimenti lo dà allo zio" [cito testualmente -senza dialetto però]. all'inizio ho pensato che fosse pazza perché aveva subito un trauma di natura sentimentale; magari il marito, che lei amava alla follia, l'aveva tradita con una ragazzina. poi ho capito che questo pensiero era sorto in me perché ho visto lolita di kubrick. allora ho pensato che fosse semplicemente una donna ricolma d'astio verso questo mondo degenerato che non poteva ormai far altro che urlare la propria rabbia in un bus urbano affollato alle quattro e mezza del pomeriggio. ed improvvisamente ho visto me tra vent'anni: donna quarantenne frustrata che urlava contro questa e quella ingiustizia, additata come matta e derisa da chiunque.
penso di dover imparare la tolleranza. di smettere di assurgere me come parametro di riferimento globale per giudicare questo e quell'altro comportamento, questo e quell'altro sentimento, questo e quell'altro pensiero. vorrei riscoprire la voglia di imparare dagli altri, la voglia di scoprire che dietro una persona non si celi monotonia e cattiveria ma un universo variopinto. vorrei smetterla di pensar male di ogni persona e di provare a vedere del bene. avere ventuno anni ed essere delusa e con dei preconcetti vuol dire essere morta già da un po'. e a me che la morte spaventa direi che non è il caso.
ma dimmi, come si impara ad accettare la diversità quando tale diversità ti pare inconcepibile? vorrei che me lo insegnassero all'università, altro che connessioni neurali.

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