13 aprile 2015

the mother we share

di solito difficilmente mi lascio coinvolgere in queste cose (non che reputi di poco conto quanto stia accadendo in medio-oriente, è solo che se iniziassi ad informarmi giornalmente sui livelli raggiunti dall'aberrazione umana probabilmente smetterei di uscire di casa, impegnata come sarei a piangere la sofferenza delle sue vittime), tuttavia stamattina ho letto un articolo, questo, che mi ha colpito.
non mi lascerò andare alle solite considerazioni, che l'opinione comune tanto ama: più dell'orrore dello stupro ripetuto su una bambina decisamente troppo giovane, più del chiedersi fino a che punto possa spingersi la perversione umana, più del domandarsi se davvero un'istituzione creata dagli uomini -la religione e il credo religioso- possa spingersi a tanto, mi chiedo quando davvero abbiamo iniziato ad accettare lo stupro nella nostra società cosiddetta civilizzata occidentale. intendo dire, com'è possibile che il mondo contemporaneo possa ammetterlo?
non mi reputo una femminista militante; nonostante ne condivida in toto gli ideali, trovo che spesso il femminismo odierno possa essere un'arma a doppio taglio. se da una parte si rischia di scivolare in uno slippery slope (dalla parità dei sessi al promulgare un'ideale di superiorità femminile il passo è più breve di quanto si possa solo immaginare), dall'altra spesso ci si autovittimizza, sottolineando l'onnipresenza dell'ombra maschilista in situazioni in cui il maschilismo nemmeno c'è.
credi sociologici/politici a parte, tempo fa avevo letto un articolo dalla portata geniale (cliccami) ed ero giunta alla conclusione che la cultura dello stupro fosse più pervasiva di quanto potessi immaginare. ho iniziato a far caso alle piccole cose, a quanto ci fossero delle situazioni che magari anni fa avrei reputato 'normali', ma che adesso, col senno di poi, relego alla categoria 'simil-borderline'.
più di tutto, mi sono resa conto, con mio sommo orrore, di quanto io stessa fossi totalmente immersa in una condizione subordinata. di norma non che io sia una persona capace di impormi (per la cronaca, fare la coda alle casse/al check-in dell'aeroporto/agli eventi in generale è una sofferenza autentica per me, mi passano tutti davanti e io non apro bocca), ma questa non è una giustificazione. mi sono resa conto di quanto poco rispetto io abbia di me come donna, se di donna vogliamo parlare. è una percezione difficile da spiegare, perché non sempre è facile percepirsi come un essere umano appartenente a tale e tale genere. anche perché, diciamolo, la questione di genere ha spalancato orizzonti assolutamente interessanti e che in qualche modo coinvolgono ognuno di noi. quindi, se da una parte c'è la difficoltà del collocarsi in questo modo fatto non solo di bianco o nero, uomo o donna, ma di un'infinità di sfumature di grigi, dall'altra c'è anche la difficoltà del capire come rapportarsi al resto del mondo mantenendo comunque integra la propria percezione ed il proprio rispetto di sé.
e per ricollegarmi alla cultura dello stupro nel mondo occidentale, in qualche modo trovo che la colpa possa essere individuata non solo nella considerazione radicale dei generi (tu uomo, io donna) ma anche e soprattutto nella percezione storica di tali generi, come se fossero delle categorie statiche e non dinamiche, come se fossero fisse e non soggette a mutamenti temporali. il punto è che è una concezione talmente interiorizzata e socialmente accettata che si fa fatica a capire come si faccia a sbarazzarsene. la questione di genere, se da un certo punto di vista ha portato a galla una serie di contraddizioni e di spaesamento in cui l'individuo contemporaneo si ritrova immerso, da un altro ha sicuramente scardinato alcuni capisaldi dell'opinione comune. se c'è un modo per minimizzare ed annientare la cultura dello stupro, non può che essere questo e non può che essere applicato tramite il rispetto di sé.
se qualcuno mi chiedesse, oggi: "reputi possibile un mondo senza stupri?", risponderei no. c'è una componente violenta tra i geni del genere umano e non so se possa essere debellata senza sterminare il genere umano in sé. ci sarà sempre almeno una testa di cazzo che penserà di potersi imporre sul/sulla malcapitato/a di turno e lo farà con la violenza, sia essa fisica, sessuale o psicologica.
ma se qualcuno mi chiedesse, oggi: "reputi possibile un mondo senza la cultura dello stupro?", risponderei di sì senza battere ciglio e senza sentirmi contraddittoria.

e con questa speranza, aspetto si facciano le nove per guardare game of thrones. addio.

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