7 dicembre 2013

step.

il sogno tanto agognato è arrivato stanotte. eravamo a casa, in campagna, e il dottore ti diede un solo giorno di vita. così mamma, nel pomeriggio mi prese da parte, dicendomi: "nonna ti vuole parlare. capiscila, sono le sue ultime ore". io sbuffai, come quella sera d'agosto. solo, che a differenza di quella sera d'agosto, stavolta sapevo che non ti avrei più rivisto, capisci? non era solo un dramma aleatorio, una minaccia impalpabile, era tutto tremendamente reale. eppure ho sbuffato.
ti ho raggiunta fuori, dove c'è la tua amata pianta di gelsomino. tu eri seduta sulla tua poltroncina in plastica bianca. eri in forma, camminavi senza problemi. mi hai guardata ed hai iniziato il tuo discorso. ad un certo punto, però, ti sei presa la testa tra le mani, ti sei alzata in piedi di scatto ed hai inveito contro il cielo, dicendo: "no, non adesso! devo dire ancora molte cose!" (in questa parte, per la cronaca, non eri per niente te stessa. non avresti mai inveito rivolta verso il tuo dio. ed è per questo che spero vivamente che un regno dei cieli esista, anche se resto profondamente atea e disillusa, così potrei credere che tu stia bene). ad ogni modo, io ho inveito anche e mi sono avvicinata a te. tu ti sei accasciata tra le mie braccia, hai socchiuso gli occhi e mi hai sussurrato: "sei stata la cosa più bella della mia intera vita". io l'ho sillabato anche, senza emettere un suono, guardandoti morire.
vorrei fosse andata esattamente così. metà dei miei rimpianti non esisterebbero.

vorrei raccontarti della mia tesi. in due giorni ho scritto una misera paginetta. non ho slancio, non ho ispirazione, non ho stimoli. so cosa mi risponderesti: "hai sempre fretta tu! hai avuto fretta di nascere, ed ora hai fretta di scrivere! lo sai cosa dice la tartaruga? 'chi va piano, va sano e va lontano'."
è incredibile, mi sembra di sentirti mentre lo dici. le tue risposte erano così prevedibili, ma dette da te avevano un altro sapore. erano come una borsa d'acqua calda sullo stomaco, una coperta di lana fatta a mano, un latte di mandorla. mio dio, quanto mi manchi.

ho avuto la febbre in questi giorni. ho pensato che se tu fossi stata in vita, io sarei stata costretta a mentire, come sempre per non farti preoccupare. ti avrei detto che stavo bene, che avevo la voce nasale solo per un po' di raffreddore, nulla di cui spaventarsi.

non sono pronta a tornare in sicilia. tutto mi ricorderebbe te, più di quanto già non m'accada di norma. non sono pronta a stamparmi un sorriso in faccia e vedere mamma in ospedale e mio padre stanco come non mai. non sono pronta a fare nulla di tutto ciò. non sono pronta a consolare, ad ascoltare, ad incoraggiare. avrei bisogno che qualcuno mi raccogliesse con un cucchiaino e mi tenesse al sicuro, in una stanza buia, isolata da chicchessia. vorrei essere da sola, come se fossi l'unica persona sulla faccia della terra.
invece dovrò farmi forza ed uscire di casa, quando vorrei soltanto seppellirmi chissà dove e lasciarmi morire di inedia. ultimamente il mio istinto di autoconservazione è un po' difettoso.

forse prima o poi smetterò di scrivere stupidi post su questo blog, rivolgendomi a te, nonna.
giuro che questo è l'ultimo.

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