bene, allora. proviamo a mettere ordine nel mio piccolo cervellino.
quelle che si susseguono sono giornate strane. pensavo che andando in erasmus avrei cominciato a vivere, eppure così non è. perché? le emozioni non mancano, le persone stimolanti nemmeno. cos'è allora che blocca quel flusso? cos'è che cerco? cos'è che non riesco a trovare? dov'è la falla nel sistema? la falla è in me stessa.
in questi giorni sono giunta a tante conclusioni. avrei pagato oro per giungerci anni fa eppure adesso sono sorte spontaneamente, quando non le avrei mai volute pensare, quando non le avrei mai volute affrontare. ho capito che non è il valore che ti assegna una persona a determinare quanto realmente vali, che non è il modo in cui gli altri ti trattano a decretare il modo in cui meriti di essere trattato; ho anche capito che la vita è in realtà un qualcosa di molto semplice, privo di tutti i fronzoli che noi esseri umani ci ostiniamo ad affibbiarle. ho capito che tutto passa, che tutto deve passare, che nulla può rimanere immutato, nemmeno le ferite che pensi non si rimargineranno mai. ho capito quanto valgo e quanto devo valere, che anche io posso essere una bella persona, che anche io nel mio piccolo posso rendermi utile. ho capito che il nome che diamo alle cose è solo un modo per facilitarci il tutto, ché se le cose sono ignote allora spaventano, se non hanno i margini netti allora spaventano, che è un po' come quando compri quegli album con le figure in bianco e nero, che se quando colori non rispetti i bordi allora viene fuori un pastrocchio senza capo né coda. ho capito che la condivisione tutto sommato è essenziale e che la non condivisione non è una perdita da ambo le parti -ma solo dalla tua.
eppure non riesco ancora a rimuovere quel freno che impedisce alla gente di guardare le mie debolezze, perché paradossalmente sono troppo debole per permettere loro di farlo.
e pensare che ritengo sia una forza, stupida me.
Nessun commento:
Posta un commento