24 giugno 2012

flames to dust.

persiste la sensazione di malcelata estraneità. supplisco ad essa con serie tv in streaming, studio matto e crisi di pianto per motivazioni banali o inesistenti. e poi torno a galla. se c'è qualcosa che mi infastidisce è la poca voglia di porvi rimedio: mentalmente elenco le regole dell'how to, ma applicarle è così faticoso; dunque mi lamento della mia inerzia, oltre che di tutto il resto, provando un senso di sconforto sempre maggiore.
nonostante tutto mi dico che per volerci restare sono o troppo pigra o troppo abituata a tutto ciò, dunque tra qualche mese andrà meglio. la mia autostima è ai minimi storici. temo che non sarò mai ciò che i miei genitori desiderano, o, peggio ancora, che non sarò mai ciò che io desidero. la mia esteriorità mi sta stretta, la mia interiorità anche. fuori ci sono i fuochi d'artificio che tanto amo, lo spettacolo pirotecnico più famoso di torino e io invece sono chiusa in casa con una scusa banale. non trovo una soluzione, da sola non ce la faccio. ma anche se lo scrivo non riesco ad ammetterlo perché io voglio far tutto da sola, senza aver bisogno di qualcuno accanto pronto a tendermi una mano se ho bisogno d'aiuto. non voglio affetto, non voglio compassione, non voglio comprensione. non voglio nulla, nonostante mi renda conto della falsità delle mie parole. so come va a finire in questi casi e l'ultima cosa che vorrei è cascarci. vorrei bastare a me stessa. vorrei smetterla di considerare così basilare il giudizio altrui. io non so cosa (mi) aspetto, ma qualsiasi cosa sia vorrei che arrivasse in fretta.

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