se mi guardo indietro, vedo solo rovine. questo duemilaquattordici è stato un anno faticoso. è un po' come se per ventitré anni mi sia pettinata, noncurante dei nodi che si andavano ad ammassare via via sulle punte. poi un giorno ho smesso di ignorarli (ho smesso? ho dovuto smettere? ho deciso di smettere?). nel duemilaquattordici ho dovuto districare pazientemente ogni mia debolezza. è stato un lavoro faticoso, un lavoro che non avevo alcuna voglia di fare, un lavoro frustrante, snervante, deprimente. raggiungere un traguardo e rendersi conto che non lo era davvero. tenere tra le mani un ricordo fumoso. cercare brandelli di entusiasmo. provare a fingere che nulla fosse cambiato, fingendo male. respirare a fatica. non avere nessuna voglia di tenersi su, lasciarsi scivolare giù, sempre più giù. voler trovare una buca nella sabbia e nasconderci la testa. maltrattare il genere umano. maltrattarsi. odiarsi. conviverci. sopravvivere. forse vivere, ma solo quando c'è il sole. lentamente ricostruirsi. ogni tanto riconoscersi. perdersi nella propria immagine, nelle proprie occhiaie, nelle proprie orbite (vuote). viversi. capirsi quasi mai. incastrarsi nella piega delle sopracciglia aggrottate. piangere molto. piangere a caso. piangere. avere mal di stomaco. non avere aria o forse non trovarla o forse non cercarla. convivere con l'assenza. convivere con le delusioni. convivere con maschere.
poi non è che un bel giorno tutto questo sia cambiato.
speravo sarebbe andata così. speravo di svegliarmi e trovarmi integra. invece no. invece ogni giorno ho iniziato a scegliere con cura il piede con cui scendere dal letto. le parole da usare, i gesti da fare, lo sguardo da sostenere. tirare fuori le proprie debolezze e cercare di minimizzarle. cercare di credere nei complimenti, con scarsi risultati. sorridere di più, anche senza motivo, anche da sola. ricucire quanto avevo strappato. costruire una corazza più solida. cercare di interpretare in diverse chiavi di lettura. se avessi potuto smettere di soffrire l'avrei fatto. ma non si smette mai, al massimo si cerca di dimenticare di star soffrendo. e un giorno forse ti abitui a dimenticare. solo che dimenticare spesso è un pacchetto completo: se dimentichi la sofferenza, dimentichi la causa della tua sofferenza. ma nessun metodo ha solo dei pro.
nel duemilaquindici cosa vorrei. imparare a trasformare la sofferenza dimenticata in un'arma. meglio, in una risorsa. e poi imparare di nuovo ad esprimermi. a non vergognarmi dei miei desideri. ad essere all'altezza delle aspettative, delle mie aspettative. guardare il cielo e individuarne colori diversi dal nero. respirare bene.
buon anno.
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