10 gennaio 2013

doctor who.

vediamo se riesco a spiegare come mi sento: infastidita, che non voglio quasi partire più. che poi è ovvio che io parta, ci mancherebbe solo, ma così. qualcosa dentro di me si spezza e non è molto bello. è che per me è un addio, senza tanti fronzoli, un addio senza ritorno, un addio e pietra sopra, quando in realtà non è mica la fine del mondo. va beh, estirpare una pianta è più facile che estirpare consapevolezze. che poi le consapevolezze che ho sono pure tante, è che trovo così dannatamente difficile riordinarle. tutto è difficile in questi giorni: è difficile pensare, è difficile sistemare, è difficile parlare, è difficile fare l'amore. che poi cazzo dici, è fare sesso, non "fare l'amore", nemmeno fossimo in uno stupido melodramma alla federico moccia. il bello è che se mi chiedi cosa voglio, io non te lo so nemmeno dire. sentirmi meno sola, forse. sentirmi ancora più sola, magari. sentirmi talmente sola da essere invincibile, probabilmente. convivere con me stessa e non sentirmi inadeguata. convivere con gli altri e non sentirmi un peso. respirare a pieni polmoni, dire quello che penso, smetterla di filtrare ogni singolo cazzo di pensiero. perché dirlo ad alta voce fa male, dirlo ad alta voce rende deboli, dirlo ad alta voce riapre le crepe. riparare le crepe costa caro. fingere che non siano mai esistite è mentire? no, è salvaguardarsi. da cosa poi? da tutto. dagli altri, persino da me stessa. dal mondo che è cattivo, dal genere umano che io odio visceralmente. vorrei davvero sentirmi viva. e per viva intendo con adrenalina in corpo, con una voglia di fare, di sentire, di dire vera e non finta, falsa, come quella che mostro da anni e anni. da quanto non sento niente? quando ha smesso di fare male? quando ha smesso di fare bene? io lo so da quando, ma questo non vuol dire che si possa guarire.
dottore, qual è il medicinale per le emozioni? no, me lo dica, perché sono stanca di essere un guscio vuoto -e diciamocelo, persino il guscio è abbastanza mediocre.

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